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Recensione

Luigi Marino: zarb, cimbali, lo-fi electronic devices, metalliCover
Marco Colonna: sax alto, sax basso, clarinetto, clarinetto basso
 
Anno 2012 -  - Clicca la freccia per scaricare il file!
 
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Mi viene da pensare come il tragitto di due musicisti si possa incontrare per vie strane e poco usuali. Io e Luigi ci siamo incontrati nel Borneo Malese, nel 2005, durante un festival di World Music. Lui suonava lo zarb con un gruppo di musica persiana, io il clarinetto in una gipsy band. In una camera del lussuoso lodge dove alloggiavamo abbiamo iniziato ad improvvisare e si è capito da subito che stavamo entrambi nascondendo qualcosa al mondo che ci ospitava in quel momento. Negli anni successivi abbiamo incrociato le nostre strade varie volte, e abbiamo fatto esperienze anche molto distanti le une dalle altre: Luigi è andato negli USA a studiare musica sperimentale, io ho cercato di imporre la mia visione della musica nell’ormai sterile scena italiana. Finalmente abbiamo preso il tempo di metterci seriamente a lavorare sulla nostra musica e presto ci siamo resi conto che il compito non era facile.

Partendo da quella camera d'albergo, avevamo messo assieme un bagaglio di esperienze molto lontane tra loro ed apparentemente incoerenti: in queste esperienze comparivano elementi provenienti da luoghi distanti migliaia di chilometri, a volte sviluppatisi in periodi storici separati da millenni.

Nessuno di noi era disposto a rinunciare ad una comunicazione che evitasse il superficiale accostamento di questi elementi e, più che un duo di improvvisazione, più che un semplice incontro, la nostra esperienza è diventata per noi una riflessione sul linguaggio. (Marco Colonna)

Abbiamo dovuto riflettere sul linguaggio perché dopo molti anni alcuni elementi cominciano a diventare implicitamente codificati. Da un lato questo ci aiutava nello sviluppo formale che in una situazione di improvvisazione totalmente libera risultava meno articolato; dall’altro lato stavano prendendo piede alcune risposte automatiche, e questo va contro la nostra idea di comunicazione. Abbiamo così cercato di capire dove lo stabilirsi di un linguaggio andava arginato perchè danneggiava le nostre scelte intuitive, e dove invece andava articolato perchè le stimolava.

Per arginarlo siamo ricorsi occasionalmente ad alcune line guida esplicite che ci allontanassero da soluzioni facili (traccia 1, intuitive durations, carillon). Per articolarlo ci siamo concentrati sulla strumentazione che ci dava maggiori possibilità espressive: zarb e clarinetto. In questi lavori (traccia…) la riflessione sul linguaggio è diventata più complessa perchè entrambi gli strumenti e le loro tecniche si sono sviluppati all’interno di contesti estremamente codificati e lontani tra loro. Decontestualizzarli totalmente voleva dire perdere alcuni dei loro aspetti più straordinari; non decontestualizzarli affatto portava all’incomunicabiltà.

Abbiamo cercato un equilibrio che ci permettesse di parlare il nostro linguaggio senza distruggere le culture di appartenenza. In ogni circostanza, abbiamo tentato di non far venir meno la comprensione delle scelte reciproche, la comunicazione, sia che essa si presenti sotto forme accomunabili al linguaggio o che si presenti sotto forme meno mediate, più vicine al suono che alla parola. Il duo e la strumentazione spesso scarna sono risultati il set ideale per questo. Nel duo ci siamo potuti concentrare nel modo più chiaro possibile sul processo di creazione delle decisioni e su come una decisione presa intuitivamente possa influenzare l’intero corso dell’improvvisazione. (Luigi Marino)

Data inserimento: Giovedì, 13 Dicembre 2012

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