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To MAX with Love

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Recensione

Ivano Nardi: batteria
Roberto Del Piano: basso elettrico
Eugenio Colombo: flauto, sax soprano, sax alto
 
Anno 2012  - Clicca la freccia per scaricare il file!
 
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To MAX with Love...La libertà ai tempi della crisi.

Ho l'impressione di avere vissuto un'esperienza unica. Sentire suonare Ivano Nardi, Roberto Del Piano, ed Eugenio Colombo ieri sera ha significato rientrare in comunicazione con la parola libertà.


Due di loro, li frequento abitualmente, sono amici e compagni di viaggio, uno (Roberto) l'ho visto per la prima volta ieri. La cosa che mi ha stupito è vedere come il sorriso, la volontà di non prendersi sul serio siano diventati un modo per coltivare la propria urgenza. I tre ieri sera omaggiavano la figura di Massimo Urbani, scegliendo non certo l'oleografia, ma grazie all'aiuto di Carola Di Scipio che leggeva brani del suo libro dedicato al grande Max, costruivano nello scorrere dei brani, un pezzo alla volta la normalità di un genio. E l'architettura veniva consegnata dalle parole alla musica e viceversa senza soluzione di continuità, in un omaggio assolutamente non costruito se non attraverso l'esperienza (vera), il ricordo, l'amore.


E mi viene da pensare come difficilmente oggi, il nostro sentire, le nostre emozioni entrino a far parte del nostro fare musica. Come il suono sia vincolo di ricerca, magari, ma sempre troppo spesso non di urgenza. Vedere Ivano suonare la batteria significa ammirare un satiro che cerca la poesia nei gesti, nei silenzi, nelle sospenioni. Il caro Eugenio, non ha certo bisogno delle mie parole, ha infiammato la sala con il suo eloquio unico, ma infinitamente sentito, dipendente emotivamente dal contesto...ed è stato un piacere incredibile sentirlo auonare a quel livello di intensità....Il "grande" Roberto Del Piano mi si è rivelato come un bassista unico, ameno e peculiare nell'approccio...Con il dono di saper usare il suo strumento a servizio della musica senza dover dimostrare nulla, se non la sua originalità...Ecco forse questo è il punto cruciale, l'unicità. E non parliamo di stile, ricerca, messa in pratica di nozioni acquisite...Ma di vita. Unica. Intensa. Irripetibile.


E soffro un pò a pensare che musicisti di tale esperienza, levatura e carattere, debbano magari arrancare per poter fare un disco od un concerto. Culturalmente la loro esperienza non ha eguali. E che non ci sia mercato per loro, che i giovani non li vadano a sentire appena possono, che non li si conosca come pagine viventi della storia del jazz nostrano, e viventi affreschi della scena contemporanea, è solo l'ennesima triste conferma di un Mondo che non funziona.


Il mio invito è di cercare di essere almeno abbastanza onesti da comprendere che stiamo svalutando la nostra cultura, che la stiamo svendendo, offendendo il lavoro di chi ha contribuito a definie il concetto di libertà. Chi ha sperimentato prima di noi, che ha fatto della ricerca un modo di vita prima che noi potessimo pensare semplicemente di metterci in discussione.

Data inserimento: Giovedì, 13 Dicembre 2012

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